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L'ateismo: un'impostura filosofica
da La Question

Segnalato da: Raimondo Gatto
Fonte:
http://lebloglaquestion.wordpress.com
imposture–philosophique/

       Affermare che Dio non c'è significa affermare che l'universo possiede le caratteristiche della divinità. Ma allora, se le parole hanno un senso, non siamo più nell'ateismo, siamo nel panteismo.
       L'ateismo si rivela in realtà un pensiero mitologico che ci fa regredire alla preistoria del pensiero umano, uno spettacolare regresso dell'intelligenza.
       L'ateismo è di fatto il risultato di una opinione magica, un idealismo immaginario dalla religiosità ingenua, una religiosità magica e idolatra non diversa dal panteismo degli antichi pagani.

Grassetti, colori, parentesi quadre, sottolineature, corsivi
e quanto scritto nello spazio giallo sono gen
eralmente della Redazione


L'ateismo non è una filosofia razionale,

ma un idealismo religioso,

una religione magica e idolatrica,

la quale non è altro che il vecchio panteismo pagano

        Nella nostra società scristianizzata, specialmente dopo la Rivoluzione francese, la maggior parte dei pensatori «ufficiali» sono atei –e sono ancora la maggioranza tra i filosofi di oggi–. Tuttavia, il loro ateismo è un'impostura intellettuale che si pretende essere razionale ed è di fatto il risultato di una opinione magica, non un'analisi delle leggi del reale oggettivo che i pensatori attuali assolutamente ignorano.
        In effetti, quando l'ateismo cerca di pensare se stesso fino in fondo, si osserva che esso non sopravvive, ma si trasforma in un'altra specie di pensiero che non è più una filosofia sedicente atea, ma un idealismo immaginario dalla religiosità ingenua, una religiosità magica e idolatra non diversa dall'antico panteismo dei paganesimi arcaici, perché in filosofia è impossibile conciliare l'ateismo col pensiero razionale: colui che lo può non è ancora nato, e per una buona ragione: l'ateismo puro, tenuto conto di ciò che sappiamo oggi dell'universo in maniera certa e irreversibile, che cioè non è sempre stato e che ha cominciato ad esistere, è impensabile.
 

I. L'universo è contingente

La prima constatazione dell'intelligenza quando guarda ed interroga il mondo è quella di rendersi conto che tutto ciò che esiste in qualsiasi regno della natura (umano, animale, vegetale, minerale), è sottoposto a un principio di generazione, sviluppo, degradazione e morte. Si tratta di una intangibile legge universale designata come legge di «contingenza», di dipendenza di

 
ogni cosa, creatura o essere vivente, in rapporto ad una generazione, perché nulla si è dato la vita da se stesso, ma l'ha ricevuta da una causa che non è se stesso. Quindi, se niente si è dato da sé la vita o, in linguaggio filosofico, «l'essere», e se si risale la sequenza storica delle generazioni, è necessario che qualcosa di non contingente e di non sottomesso alla legge della generazione, ad un certo punto, abbia dato l'esistenza a questo mondo che dipende dalla nascita ed è sottoposto alla morte e che non ha in sé la sua propria ragione d'essere; e che non è auto-creatore.
        Ecco perché, come scrive Claude Tresmontant, già professore di filosofia medievale e filosofia della scienza alla Sorbona:

«L'ateismo puro è incompatibile con l'esistenza del mondo, o, ciò che è lo stesso, l'esistenza del mondo è incompatibile con l'ateismo puro. (…) L'ipotesi atea è assurda e inutilizzabile a motivo dell'universo. Prendetene atto.» (Comment se pose aujourd'hui le problème de l'existence de Dieu, Seuil, 1966, pagg. 150–151).

        Così i grandi scolastici, che Leone XIII nella sua Enciclica ha voluto che fossero studiati allo scopo di contribuire alla reviviscenza della filosofia cristiana [1], sant'Alberto il Grande, san Tommaso d'Aquino, il beato Duns Scoto –contrariamente a quello che ci raccontano gli studiosi deviati di oggi– non hanno tentato di «superare» la contingenza del reale «inventando un essere necessario e causa di sé», ma hanno ricercato, attraverso una rigorosa analisi dell'universo esistente e delle sue diverse caratteristiche, ciò che è implicito e presupposto razionalmente perché quest'universo sia ciò che è così com'è, senza aggiungere nulla al reale, senza inventare nulla, ma solo sforzandosi di capire il dato esistenziale e di analizzarlo fino in fondo. Essi
 
constatarono semplicemente che il nostro universo non può, per le sue caratteristiche, essere l'Essere necessario –si resero conto della sua contingenza radicale– e affermarono nel nome della ragione che l'universo proviene necessariamente da un altro Essere che, Lui, è necessario: quell'Essere necessario che è l'Unico esistente increato e che la religione chiama «Dio».
        Leone XIII, ricordando l'importanza degli argomenti ontologici di san Tommaso [2], aveva perfettamente ragione di affermare, dimostrando la correttezza della fede nell'esistenza di Dio:
«Ogni affermazione contraria alla verità della fede soprannaturale è assolutamente falsa, perché la verità non può essere in contrasto con la verità.» (Aeterni Patris, 1879)

Gli Scolastici così come san Tommaso
si sono resi conto che l'ipotesi atea
è assurda a causa dell'universo stesso.

II. L'ateismo è un pensiero irrazionale magico

Constatata la contingenza dell'universo e delle cose create, le scienze positive, alle quali la nostra società atea ed i filosofi materialisti attribuiscono tanta importanza [3], ci insegnano che l'universo ha cominciato ad esistere, che vi fu un tempo in cui non esisteva, un tempo in cui tutti gli elementi materiali che lo compongono, i soli ad esistere perché esiste solo materia, non esisteva. L'universo, secondo questa tesi, si sarebbe dato quindi l'essere tutto da solo –dal momento che esso solo esiste–. È l'universo stesso che avrebbe provocato il Big Bang.

 

Papa Leone XIII

È l'universo stesso che avrebbe deciso un giorno: «Ma va? Io non esisto. Bisognerebbe però che esistessi. Dunque: Big Bang! ed eccomi qua, io esisto!»

Tuttavia questo piccolo teatrino infantile non funziona perché c'è un problema, un problema piccolissimo in apparenza ma immenso nelle sue conseguenze, e cioè che se un essere fosse capace di darsi l'essere da se stesso, ciò significherebbe che esisteva già prima di esistere, cosa che è logicamente impossibile. E, se già fosse esistito, non avrebbe avuto bisogno di darsi l'essere che già possedeva. In altri termini, se l'universo fosse il solo essere, l'essere unico ed increato, dovrebbe necessariamente essere eterno e immutabile perché un essere unico e increato che comincia ad esistere è impensabile, assurdo. Eppure, quello che gli astronomi ci dicono oggi è che l'universo non è sempre esistito, che ha avuto un inizio –ci danno perfino approssimativamente la sua età: circa 15 miliardi di anni...–. Siamo così portati ad affermare contro ogni ragione, nella prospettiva atea, se vogliamo credere a questa favola, la generazione spontanea dell'universo, poiché solo l'universo esiste. L'universo si è creato da solo. Non ha padre. È l'essere meraviglioso che si dà l'essere da se stesso. Il solo capace di una prodezza del genere.

Per Karl Marx
l'universo deve la sua esistenza
solo a se stesso...

Ma la generazione spontanea dell'universo sostenuta dall'ateismo obbliga ad attribuire all'universo dei poteri meravigliosi, magici, divini. È come affermare che l'universo è ancora più potente e misterioso di Dio, che non si è auto-generato, ma esiste, secondo la Sacra Scrittura, da tutta l'eternità. Significa tornare alle dottrine dei primi balbettii filosofici semplicistici di Anassimandro di Mileto, di Anassimene o di Eraclito di Efeso; ad un pensiero teogonico di tipo mitico, all'animismo cosmico, al panteismo dei primitivi, alla metafisica pagana indiana [4].

 
Lungi dall'essere l'affilato culmine del razionalismo, come qualcuno ancora crede, l'ateismo si rivela in realtà un pensiero mitologico che ci fa regredire alla preistoria del pensiero umano, uno spettacolare regresso dell'intelligenza.

L'ateismo è in realtà un pensiero mitologico, che ci fa tornare alla preistoria del pensiero per mezzo di una regressione dell'intelligenza.

 

III. L'ateismo è una favola panteistica

   Se l'universo, secondo il nostro ateismo mitologico, si è dato l'essere da se stesso, si è auto-generato in un primo inizio o in un ciclo di inizi, si deve anche ammettere che si è sviluppato nel tempo attingendo a risorse proprie fino a far

 

nascere esseri viventi ed esseri pensanti. Il che implica che l'universo stesso fosse vivente e pensante fin dall'origine, altrimenti non avrebbe trovato dove attingere per produrre la vita ed il pensiero. Un idea s'impone quindi di per sé: una cosmologia atea postula necessariamente che l'universo dovesse avere in se stesso fin dall'origine la capacità di produrre la vita e la coscienza, che l'universo stesso fosse vivente e pensante fin dall'inizio.

Ma ciò non è altro che un sogno ingenuo! Per la filosofia atea le nubi diffuse di idrogeno, che in origine regnavano sull'universo, contenevano già in sé il cuore pulsante degli uomini, la loro intelligenza e il loro genio creativo. L'universo aveva già in se stesso, in modo occulto, la vita e il pensiero, poiché la vita ed il pensiero  sono stati prodotti dallo stesso universo. È pura follia!

       

Per l'ateismo,
l'universo aveva già in sé,
in modo occulto,
la vita ed il pensiero!

Ecco tutto ciò che implica il materialismo ateo quando si cerca di pensarlo fino in fondo: il considerare un universo che si crea da solo, che si dà l'essere da se stesso in un processo di auto generazione, portandoci alle antiche rappresentazioni teogoniche e mitiche dell'origine del mondo e ad un universo dalle proprietà occulte che gli hanno permesso di organizzare razionalmente la materia per farne miliardi di miliardi di organismi viventi, fino a quando apparvero gli animali pensanti che noi siamo. Per la filosofia materialista, la scoperta di una evoluzione che si fa da se stessa in virtù delle proprie risorse è la confutazione sperimentale della dottrina della Creazione. Ma questa confutazione implica che si attribuiscano all'universo tutte le

 


L'ateismo è nei fatti puro panteismo arcaico

caratteristiche che la dottrina della Creazione attribuisce specificamente a Dio: l'esistenza di per sé, la sufficienza ontologica, l'eternità, l'immortalità, la non contingenza, la vita, il pensiero, la capacità di produrre. In questa cosmologia, l'universo appare come il gran Vivente increato, unico produttore di tutto ciò che è nato in lui nel corso del tempo; è lui che si presenta come l'essere supremo, il pensiero eterno ed auto-creatore, il divino: panteismo puro!
L'ateismo è nei fatti puro panteismo arcaico.

       

 

IV. L'ateismo è un animismo primitivo

Ecco il dogma ateo affermare che l'Universo è il solo essere, l'Essere unico e necessario: è animismo ilozoico, un mito teogonico. L'ateismo ci riporta a una trentina di secoli indietro, alla dottrina degli uomini primitivi. La cosmologia atea non è altro che una cosmologia panteista, una cosmologia veramente atea che è davvero impossibile, tenuto conto di ciò che oggi sappiamo circa l'universo.


L'ateismo ci riporta una trentina di secoli indietro

alla dottrina degli uomini primitivi!

L'ateismo non può dunque essere considerato una seria opposizione alle metafisiche dei credenti. Non solo l'ateo non ci dimostra la non esistenza di Dio ma, cosa assai più imbarazzante, non ci dimostra nemmeno come l'universo senza Dio potrebbe essere ciò che è come è. Eppure questo sarebbe il minimo che a buon diritto ci aspetteremmo da parte di un interlocutore non credente! Ci spieghi come l'universo possa esistere ed evolversi, come fa, senza Dio; sostituisca la spiegazione «Dio» con un'altra spiegazione, almeno

altrettanto soddisfacente sulpiano razionale! Non è sufficiente rigettare in blocco un sistema di pensiero giudicandolo –affrettatamente– non valido: è necessario anche proporre un altro sistema di pensiero più soddisfacente. Questo è il meno che si possa fare. Distruggere, tutti lo sanno fare. Ma ricostruire sulle rovine che noi stessi abbiamo causato, è un altro paio di maniche! Ora, se pure gli atei sono eccellenti nell'arte di cercare di distruggere tutte le credenze religiose, è giocoforza constatare che sono nell'incapacità di proporre la minima spiegazione alternativa all'essere del mondo, senza ricadere nel panteismo o nell'irrazionalismo.
       

Dunque l'ateismo non esiste sul piano filosofico: di una filosofia ha forse l'apparenza, ma non la realtà, visto che un sistema filosofico, per essere valido, deve fornire alla ragione umana una risposta soddisfacente all'essere del mondo, che è la principale delle questioni metafisiche, quella da cui tutto il resto deriva! Rigettando la dottrina della Creazione –nel nome di un ateismo radicale proclamato arbitrariamente– i filosofi materialisti privano l'universo di qualsivoglia ragion d'essere. Ed in quanto l'universo non avrebbe alcuna ragion d'essere, dovrebbe a ben vedere non esistere, eppure, ecco il problema, esiste!


Conclusione

Affermare che Dio non c'è significa affermare che l'universo possiede le caratteristiche della divinità. Ma allora, se le parole hanno un senso,

 

non siamo più nell'ateismo, siamo nel panteismo. Spetta quindi agli atei spiegare: come ciò che è contingente, mortale, dipendente ha potuto darsi l'esistenza? In qual magico modo un essere che trae il suo essere da un altro (perché ciò si verifica sia per gli esseri viventi come per l'universo nel suo insieme) ha potuto darsi la vita da se stesso?
L'ateismo non ha dunque alcun senso, e la sua pseudo-razionalità è un'illusione totale.

Ecco perché, essendo incapace di rendere ragione dell'esistenza del mondo, l'ateismo porta inevitabilmente a un ostacolo di ordine dogmatico. E qual'è questo dogma? Un dogma pagano: l'universo è divino!


L'ateismo conduce inevitabilmente
ad un dogma pagano:
l'universo è divino!

Così, la verità è che l'ateismo non sopporta il minimo confronto con il reale oggettivo dell'universo e che, spinto alle sue ultime conseguenze, si dissolve e si trasforma in panteismo. Nella storia della metafisica solo una corrente, una tradizione, un pensiero non è panteistico: è il pensiero biblico della Sacra Scrittura, che è continuato dalla filosofia scolastica cristiana. Secondo questo pensiero, il mondo non è l'assoluto, niente di ciò che è del mondo è divino, perché il mondo, a causa della sua inadeguatezza ontologica   in quanto incapace di darsi da sé la vita, non può essere l'Essere assoluto e necessario. Il mondo esiste, ma è incapace di dar conto di per sé della sua esistenza o di quanto contiene o del proprio sviluppo; è ontologicamente insufficiente e limitato.

 

Dipende per la sua vita (nella realtà), per la sua esistenza e le sue leggi, da una Causa esterna che la religione designa come «Dio».
Sta di fatto, contrariamente a quanto fa falsamente credere l'ateismo panteistico, che non è possibile liberarsi tanto facilmente dell'idea di Dio.

Perciò, l'ateismo non solo è un errore logico e un errore metafisico importante, ma è anche un grave peccato contro lo spirito, è disprezzo di Dio, è l'inevitabile rovina degli uomini e delle società tenebrose che essi costruiscono per la gloria infame di colui che diffonde nelle intelligenze, a partire dalla caduta originale, i vapori perversi ed accecanti del suo odio per il Creatore: il nemico d'origine del genere umano, l'antico SERPENTE!

Documenti: Leone XIII, Humanum genus, Enciclica contro la Massoneria

 

 

 

Note

[1] Ecco ciò che scrisse Leone XIII: «La stessa Chiesa non solamente consiglia che i maestri cattolici piglino dalla filosofia codesto aiuto, ma lo ordina apertamente. Infatti il Concilio Lateranense V, dopo avere definito "essere del tutto falsa ogni asserzione contraria alla verità della fede illuminata, perché il vero non può contraddire al vero" , ingiunge ai dottori in filosofia di esercitarsi diligentemente nel confutare i fallaci argomenti, essendo certo, come attesta Agostino, che "se la ragione che si porta è contro l’autorità della divina Scrittura, per guanto sia acuta, essa inganna sotto apparenza di verità, perché è impossibile che sia vera" .» (…) A questo si aggiunge ancora che l’angelico Dottore [San Tommaso d'Aquino, N.d.R.] speculò le conclusioni filosofiche nelle intime ragioni delle cose e nei principi universalissimi, che nel loro seno racchiudono i semi di verità pressoché infinite, e che a tempo opportuno sarebbero poi stati fatti germogliare con abbondantissimo frutto dai successivi maestri. Avendo adoperato tale modo di filosofare anche nel confutare gli errori, egli ottenne così di avere debellato da solo tutti gli errori dei tempi passati e di avere fornito potentissime armi per mettere in rotta coloro che con perpetuo avvicendarsi sarebbero sorti dopo di lui. Inoltre egli distinse accuratamente, come si conviene, la ragione dalla fede; ma stringendo l’una e l’altra in amichevole consorzio, di ambedue conservò interi i diritti, e intatta la dignità, in modo che la ragione, portata al sommo della sua grandezza sulle ali di San Tommaso, quasi dispera di salire più alto; e la fede difficilmente può ripromettersi dalla ragione aiuti maggiori e più potenti di quelli che ormai ha ottenuto grazie a San Tommaso.» (Aeterni Patris, Roma, San Pietro, il giorno 4 agosto dell'anno 1879).

[2] San Tommaso d'Aquino ha magistralmente evidenziato cinque prove evidenti di una intelligenza creatrice, che sono i seguenti:
       – I. La prova del movimento: ogni essere in movimento è mosso da un altro; ora non possiamo risalire sempre di più all'infinito, deve esserci un essere immobile in grado di comunicare il movimento ad altri esseri, un «motore immobile».
       – II. La prova della concatenazione di causa ed effetto nella natura: è impossibile risalire di causa in causa all'infinito; deve necessariamente esserci una Causa Prima.
       – III. La prova della contingenza: gli esseri del nostro universo sono «contingenti»: se esistono è perché un altro essere, esso stesso contingente, li ha portati all'esistenza; l'insieme di tutti gli esseri contingenti è esso stesso contingente, e di nuovo non si può risalire all'infinito: ci deve essere un «essere necessario» (altrimenti niente esisterebbe, cosa che Leibniz riassumeva così: «Perché c'è qualcosa piuttosto che niente?»), un essere che non possa non esistere.
       – IV . La prova del grado di perfezione degli esseri: ci sono delle perfezioni nelle cose (bene, bello, amore, ecc.) ma in grado differente. Ora è necessario che ci sia un Essere che possiede queste perfezioni a un massimo grado, dato che in natura tutte le perfezioni sono limitate.
       – V. La prova dell'ordine delle cose: si osserva un ordine nella natura; ora deve esserci una intelligenza che lo regoli. Quest'Intelligenza ordinatrice è quella di Dio.

[3] Per Karl Marx l'universo deve la sua esistenza solo a se stesso; è selbstandig, autosufficiente. Non dipende da niente e da nessuno per esistere, esiste di per sé. Per Marx, la formazione dell'universo è un auto-generazione, eine Selbsterzeugung. Questa auto-generazione non è certo concepita da Marx come un primo inizio: per lui, l'universo è eterno per la semplice ragione che non è possibile pensarlo non esistente. Engels confesserà, nella sua Dialettica della natura «l'eterno movimento circolare della materia in movimento.» L'universo è perciò eterno, secondo Marx, si è auto-generato, e si ritiene questa tesi mitologica un dato superiore della scienza!

[4] Nella storia delle metafisiche si trovano dottrine panteiste magiche in gran numero, cosmologie panteistiche in India con la teosofia Brahmanica, in Grecia con i filosofi presocratici, poi con Platone, Aristotele, gli stoici, Plotino. Ma questo panteismo sotto mentite spoglie razionali si esprime in Europa con Spinoza, i razionalisti «Illuministi», poi con Feuerbach, Karl Marx, Nietzsche, Sartre, Camus, ecc. Queste metafisiche insegnano che il mondo è increato, eterno, imperituro, è l'Essere Assoluto. Per quanto riguarda l'India, si ebbe nel sesto secolo a.C. il giainismo, che professa un atomismo, una monadologia atea e l'eternità del mondo. Queste concezioni immaginarie affermano che la materia è eterna, gli astri sono divini, e tutte le cose, a vari livelli, sono animate. Ma questi panteismi non rendono conto né sono in grado di giustificare l'esistenza di tale materia, e riguardo a ciò rimangono totalmente muti: ma il problema è esattamente questo. Allo stesso modo, non rendono conto del movimento che anima gli atomi: anche questo lo danno per scontato. Ci sono dunque un sacco di cose che il materialismo ateo concede rimanendo in silenzio.

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