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L'Amore non ╚ amato
Catastrofi naturali, terremotati, alluvionati....
di Pia Mancini

È disonesto, è vile accusare Dio delle cosiddette disgrazie: le nostre invettive contro il Cielo non hanno ragione di essere, essendo noi stessi la causa dei mali che ci affliggono; siamo noi che Lo abbiamo, opportunisticamente, messo da parte con superbia, chiamandoLo in causa, solo quando vanno in fumo i nostri progetti, per accusarLo di crudeltà.

Grassetti, colori, parentesi quadre, sottolineature, corsivi
e quanto scritto nello spazio giallo sono gen
eralmente della Redazione

       Sulla nostra barca, scossa dai marosi del dolore, Dio sembra dormire, in attesa di essere umilmente invocato e di un totale cambiamento di rotta.
   
       Quasi ogni giorno piangiamo, impietriti e sgomenti, le vittime di qualche calamità, sentendoci in balìa di forze oscure ed incontrollabili. Quasi ogni giorno assistiamo ad omicidi ed efferatezze, i cui autori paiono annientati dal male assoluto.
   
       Passato, però, il primo momento di stupore e avvilimento, cerchiamo di rintanarci nel guscio protettivo della quotidianità, con la voglia di scordare, egoisticamente, le brutture che ci rubano la quiete, avvertita sempre più precaria, essendo cadute le certezze in ogni campo dell’esistenza.
   
       Diveniamo, così, sordi ai richiami del Cielo che ci vogliono illuminare sulla vera natura delle umane sciagure che non sono le catastrofi naturali, le malattie e la morte, bensì i peccati individuali e sociali, di cui oggi è sminuita la gravità, essendo tutto ritenuto buono e lecito, purché si consegua il successo sociale che, secondo la coscienza collettiva, è l’unico criterio per giudicare il valore dell’individuo.
   
       Vanno aumentando, di conseguenza, recriminazioni e proteste che accampano presunti diritti il cui riconoscimento sconvolgerebbe a livello civile l’ordine morale ed impedirebbe il rispetto delle Leggi di Dio, ma, ciononostante, sono fatte proprie anche dalla maggioranza dei cattolici, ormai lontani dalla fede e dal vero concetto di giustizia.
   
       Negli ultimi decenni il Creatore è stato all’uopo trasformato in un Dio distratto, buonista e tollerante, Che tutto perdona e dimentica e Che tutti, impenitenti compresi, accoglie accanto a Sé. Ne sono sufficiente prova i molti, penosi funerali di Stato, frequentemente trasmessi in televisione, durante i quali il defunto di turno è immediatamente introdotto nell’eterna beatitudine e proclamato santo, a prescindere dal tipo di vita condotto, secondo valutazioni scaturite dall’emozione e dal sentimentalismo, come se avesse ricevuto quel Battesimo di sangue, una volta ritenuto prerogativa di chi avesse dato la vita per testimoniare Cristo.
   
        In simili celebrazioni, sempre più spettacolarizzate, nessuno, infatti, accenna al Suffragio o al Purgatorio né si chiedono preghiere, ma, alla maniera protestante, ci si profonde in elogi ed applausi, dimenticando che quell’anima si trova dinanzi al Tribunale Supremo. Si dà, in tal modo, l’impressione che siano sufficienti la popolarità ed il chiasso mediatico per spalancare, subito, le porte del Paradiso.
   
       Mentre, inoltre, con ipocrita contrizione, stigmatizzando la violenza, ci si commuove per gli eroi, i terremotati, gli alluvionati e qualunque vittima della ferocia umana, si approva la pillola abortiva, si praticano la convivenza ed il sesso sfrenato, le unioni contro natura e quant’altro dia la parvenza di libertà, divenendo così noi stessi assassini del corpo e dell’anima e non solo: ci scagliamo arrogantemente verso chi per arginare tali scempi richiama ai dettati evangelici, che consideriamo muffa dottrinale, tacciando di arretratezza le stesse Autorità Ecclesiali, da cui pretendiamo mutismo e rinuncia al proprio mandato.
   
       Sostanzialmente, con temerarietà cerchiamo di adattare Dio al malcostume dilagante, con il sottinteso ricatto di abbandonare luoghi di culto e pratiche religiose, spingendo quella parte di Clero poco coraggiosa a cercare di salvare la facciata pericolante della Chiesa Cattolica, che si vuole far apparire fedele a se stessa e alla Tradizione dei Padri, sebbene la rottura con il suo passato.
   
       A questo Clero sembra sfuggire il fatto che la vera Chiesa ovvero il Corpo Mistico di Cristo è ora ridotta ad un esiguo numero di Sacerdoti, Vescovi e laici non prostituiti al progressismo.
   
       La Chiesa, per certo, non è quella dei troppi movimenti ebraico-protestanti sorti negli ultimi tempi nel suo seno, ma è quella, all’antica, di S. Francesco, del Curato D’Ars e di S. Padre Pio nonché dei numerosi religiosi e fedeli che subiscono persecuzione e martirio, soprattutto psicologici, da parte di coloro che hanno in odio la fede cattolica, verso i quali si predicano fratellanza ed accoglienza.
   
       Il Signore, però, non sembra condividere le nuove posizioni teologiche ed il modo di procedere di questa umanità, asserviti al relativismo etico e religioso, e lancia moniti con un linguaggio elementare, universalmente comprensibile, le cui espressioni sono le macerie, il fango, l’acqua ed il fuoco che devastano ogni parte della terra. Come non ricordare Sodoma, Gomorra, il diluvio e la torre di babele?
   
       Le macerie potrebbero indicare il pericolo, incombente, del crollo della Chiesa Romana, svenduta al mondo; il fango è la chiara figurazione delle perversioni che soffocano l’anelito spirituale; l’acqua lava metaforicamente le nostre anime, insozzate dall’empietà; il fuoco, infine, suggerisce l’urgenza della purificazione attraverso il bruciore della sofferenza.
   
       Quotidianamente, ci viene dimostrato che senza Dio costruiamo sulla sabbia; le nostre invettive contro il Cielo non hanno, pertanto, ragione di essere, essendo noi stessi la causa dei mali che ci affliggono, permessi dalla Bontà Infinita al solo fine di redimerci.
   
      È vero che soffrono anche gli innocenti, ma il loro è un dolore che, unito ai patimenti del Salvatore, serve all’Altissimo per attuare i Suoi piani di salvezza su ciascuno di noi. Il dolore dell’innocente è una ricchezza per la Chiesa, perché, se offerto a Dio e per il prossimo, salva molte anime dalla dannazione.
   
       Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo non può chiudere gli occhi sulla corruzione, sulle depravazioni, sull’aridità di cuore, sulle deviazioni liturgiche, sulla manipolazione della Sua Parola, sul fallace ecumenismo di gran parte dei Suoi Ministri, sugli errori dottrinali con cui si plagiano le menti sin dalla più tenera età ad opera di chi ha fatto del libertinismo catechistico il proprio credo.
   
       Non c’è posto per Dio e Mammona, come non c’è posto per Dio ed il giacobinismo massonico che tanta rovina ha prodotto e produce.
   
       È disonesto, è vile accusare Dio delle cosiddette disgrazie: non è Dio ad aver abbandonato noi, non è Dio il sadico che Si diverte a far soffrire; siamo noi che Lo abbiamo, opportunisticamente, messo da parte con superbia, chiamandoLo in causa, solo quando vanno in fumo i nostri progetti, per accusarLo di crudeltà.
   
       Siamo, dunque, ben lontani dalla Verità, frantumata in tante pseudoverità partorite da una pletora di pensatori senza fede, che dànno spazio solo a se stessi.
   
       Dove sono, oggi, la giustizia e la carità verso Dio? Disertiamo la S.Messa e i Sacramenti; abbiamo ridotto il S. Natale e la S. Pasqua a vacanze e ad affari commerciali. Siamo, inoltre, democraticamente, favorevoli a qualunque forma di libertinaggio.
   
       Esercitiamo la filantropia, difendiamo la fratellanza e l’uguaglianza con chicchessia, sentendoci buoni e santi, ma mostriamo la stessa solerzia nell’affermare Cristo Signore ed i Suoi diritti, senza vergogna?
   
       È veramente povero l’uomo del terzo millennio, ridotto ad animale gregario, senza interesse per l’anima, senza volontà, senza discernimento e senza fede: se ne sta, comodo, a razzolare nella sua ignavia, indolente al punto di non sapere alzare gli occhi al Cielo, del quale non riesce a percepire l’armonia, perché reso incapace di amare l’Amore.

Pia Mancini

   
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