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Sulle orme di Guareschi...

Lo strano caso di nonno Agostino
di Nonno Agostino

Puntata 1ª

       Leggiamo quel che ci racconta nonno Agostino.

Grassetti, colori, parentesi quadre, sottolineature, corsivi
e quanto scritto nello spazio giallo sono generalmente della Redazione

       Caro direttore, sono Agostino Arciprete, un povero comune mortale, cittadino della nostra bella valle e le scrivo, mi perdoni l’ardire, perché le voglio presentare il mio caso che, come potrà costatare, è abbastanza singolare, affinché mi possa aiutare o mi possa almeno segnalare qualcuno che mi aiuti nel dirimere certe questioni, inverosimili per me, che mi si presentano da un po’ di tempo in qua. Le devo dire subito che io sono una persona affetta da una strana malattia cerebrale, una sorta di sindrome amnesica che i medici da me interpellati hanno dichiarato molto raramente riscontrabile finanche nella letteratura medica da essi febbrilmente consultata (e guardi che si tratta di valorosi professori universitari!). In pratica, glielo spiego a modo mio (… mi perdoni per le approssimazioni ed il linguaggio poco tecnico), i miei ricordi, cioè la mia memoria, si fermano all’incirca alla fine degli anni cinquanta, quando ero giovane, e tutto quello che è successo dopo si è completamente cancellato, finendo in una sorta di buco nero mentale. Mi hanno sottoposto ad esami clinici, visite mediche; neurologi di fama nazionale hanno rovistato il mio cervello come fa un bambino con la calza della Befana appena trovata vicino al camino, ma la laconica risposta è stata in pratica sempre la stessa: totale amnesia anterograda idiopatica di natura da determinare –… la diagnosi sembra soddisfare l’intelletto e la speranze del paziente ma … mi spiegava Lorenzo, mio nipote, studente della facoltà di Medicina, (bravo ragazzo, simpatico, ma a volte dispettoso) che in realtà nasconde una triste verità: “… non abbiamo capito nulla, non possiamo fare nulla, arrangiati se e come puoi”! (ah … questi giovani che modo di esprimersi!)–
 
       Fin qui il caso clinico, che di per se stesso è già sconcertante, ma ciò per cui le scrivo e chiedo il suo aiuto, riguarda ciò che asserisce mio nipote Rocco, una perla di ragazzo, esuberante in certe circostanze, di viva e pronta intelligenza, ma di animo buono, sempre in buona fede, forse troppo facilone in certe circostanze, un po’ troppo credulone. Rocco mi vuole un sacco di bene, mi riempie di attenzioni e di umano calore, ma essendo un burlone si diverte a farmi degli scherzi approfittando delle mie condizioni mentali e del fatto che sono sempre stato un fervente cattolico… un tantino picchiatello, dice lui. Un poco lo fa per dispetto, un poco per scherzare, un poco penso per sollecitare i miei ricordi (… fin qui però fatica sprecata!) e, come dice lui, tenermi aggiornato per farmi riprendere contatto con la realtà (pensi che caro ragazzo...!). Fatto sta che mi dice delle cose facendo finta di essere serio, ma che sono sicuramente frutto della sua fantasia e del desiderio di farsi e forse farmi fare quattro risate. Io credo pure che, poiché lo sollecito a partecipare alla vita della Santa Chiesa Cattolica, cosa che non sempre fa volentieri, preso com’è dai suoi aggeggi elettronici, mi voglia canzonare approfittando bonariamente della mia menomazione. Pensi, mi diceva l’altro giorno, certamente volendomi provocare, che la Messa non si dice più in latino ma in vernacolo; che il sacerdote celebra rivolto verso il popolo; che l’altare a muro è scomparso o è stato dismesso e sostituito spesso da un semplice tavolaccio, che la Santa Particola, transustanziata nel Corpo e Sangue di Cristo, viene presa nelle mani dai comuni fedeli, in piedi ed in fila senza alcun raccoglimento e rispetto per il Santo Sacramento e distribuita da… ah… li ha chiamati “ministranti”, uomini e donne dalle mani non consacrate; che il santo Tabernacolo non è più sull’altare; che nella Casa di Dio si cantano moderni ritmi agitati con chitarroni chiassosi, tamburi, pianole elettriche battendo le mani con frenetici applausi, cori ed ondeggiamenti da tifo calcistico, passi di danza, mani alzate, mentre è stato bandito il canto gregoriano; in un’altra occasione mi diceva che i sacerdoti non vestono più la talare, che anche i monaci praticamente di quasi tutti gli ordini hanno vergogna di portare un giro i loro gloriosi abiti e preferiscono confondersi con la massa della gente comune e, adducendo a pretesto la “praticità”, indossano vistose camicie, magliette e maglioni, pantaloni, comode scarpe alla moda ed altre amenità del genere! Secondo lui addirittura, …questa poi è tutta da ridere, ci sarebbero due papi in Vaticano e nessuno con la tiara... le tralascio il resto perché mi rendo conto trattarsi di baggianate burlesche forse cabarettistiche e teatrali (a Rocco piace molto il Cabaret francese e l’Operetta viennese!) che nulla hanno a che vedere con il senso del sacro che la mia povera memoria, benché menomata, ricorda benissimo, anche perché lei deve sapere che mio zio Tommaso, buon’anima, santo sacerdote, riuniva ogni tanto noi parenti, (ed io allora ero giovanissimo), ci illustrava la Sacra Bibbia secondo l’interpretazione dei Padri della Chiesa (e non secondo le personali fantasie deliranti di pseudo-teologi improvvisati, come sostiene ancora Rocco… per farmi dispetto) ci faceva conoscere, un poco alla volta e con santa pazienza, i principi del Cattolicesimo, del santo Catechismo di San Pio X –mio nipote Rocco per farmi arrabbiare dice che non si usa più! …. naturalmente non ci credo e lui si diverte…– delle Encicliche di Pio IX, Leone XIII, Pio X, Pio XII, (… mi ricordo ancora, vede gli scherzi della memoria, di un Breve di Paolo IV, micidiale per tutti i “modernisti” come si chiamavano nei primi decenni del novecento i innovatori da strapazzo, eretici e bollati da anatemi papali, … ma oggi per fortuna non ci sono più, …o no?…). Fin qui mi sono divertito sommessamente anch’io alle trovate divertenti di Rocco, ma un dubbio atroce mi è sovvenuto quando è entrata in sala l’altra mia nipote Guendalina. Le faccio osservare che Guendalina è una ragazza serissima, quasi il rovescio di Rocco, rigorosa nei suoi studi, di cultura amplissima, che (glielo dico con un ghigno di sottile piacere, ma non lo faccia sapere in giro!) mi vuole un bene pazzo e nulla farebbe per dispiacermi. Questa volta però avrà avuto compassione e fattasi coraggio (chissà quanto le è costato, poverina!!), mi ha raggelato (le confesso sono divenuto un iceberg alla deriva o se preferisce un ghiacciolo al limone, pronto per essere azzannato da un accalorato bambino), e con garbo d’altri tempi mi ha detto: “Vedi, nonno Agostino, …alcune di quelle cose dette da Rocco sono vere, sono proprio così! Devi rassegnarti, nonno, però certe cose nella Chiesa sono cambiate. Anzi io voglio aiutarti, visto le tue condizioni, a comprendere le innovazioni (dice che attingerà notizie da…. aspetti, come lo ha chiamato… “Internet” .. e da documenti recenti, in modo da confrontarli con i miei ricordi ed i miei documenti.) Si è così autonominata “arbitro” tra i miei ricordi cattolici e le asserzioni comodo-neomoderniste di Rocco, che a sua volta ha detto di ricorrere all’aiuto del parroco (lui dice che frequenta la Chiesa Cattolica, ma io sono convinto, da come parla, che sia entrato in qualche setta ereticale e non voglia dirlo per non dispiacermi). Abbiamo così deciso di affrontare di volta in volta un particolare aspetto, glielo renderemo noto se le fa piacere, in modo che lei possa valutarlo e dare un parere coinvolgendo magari, se vuole, qualche sua illustre conoscenza. La prego, mi aiuti, almeno lei!! Mi sarebbe di gran conforto. Grazie anche a nome di Rocco e Guendalina!
 
La saluto cordialmente.
Nonno Agostino
 
(continua …)
 
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