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Sulle orme di Guareschi...

Lo strano caso di nonno Agostino
di Nonno Agostino

Puntata 15

       Nonno Agostino continua a dilettarci coi suoi racconti di uomo fermo all'ante-concilio, incredulo alle panzanate del nipote Rocco che vorrebbe fargli credere l'assurdo (meglio dire paradosso) della chiesa conciliare d'oggi...

Grassetti, colori, parentesi quadre, sottolineature, corsivi
e quanto scritto nello spazio giallo sono generalmente della Redazione

      Caro direttore, le invio questa mia nuova sempre con la speranza di un aiuto che umanamente tarda ad arrivare, per sollevarmi dagli interrogativi angosciosi che da tempo mi attanagliano, come ripetutamente le ho accennato nelle mie precedenti missive.
      Come se non bastasse, a complicare ancor più la matassa è comparsa questa nuova “fiamma” di Rocco che ha deciso di confondermi ulteriormente le idee già in alto mare per le inquietanti asserzioni e novità moderniste oramai, mi pare di capire, imperanti in quella che una volta era la Santa Chiesa Cattolica Romana, come io l’avevo sempre conosciuta fin dai tempi dell’infanzia, guidato, come spesso le ho ricordato, dal mai abbastanza compianto zio Tommaso, sacerdote integerrimo e fedele alla santa Tradizione ecclesiastica.
 
       L’altro giorno ero in preghiera e cercavo di illustrare ai miei nipoti Rocco e Guendalina, la accorata, stupenda “Preghiera infuocata” di San Luigi Maria Grignion de Monfort che io, ogni giovedì in particolare, secondo le raccomandazioni di zio Tommaso appunto, recito per tutti i sacerdoti, vivi e defunti: la raccomandando anche a lei, come già in precedenza ho fatto.
       Nel bel mezzo della lettura, la dove riporta i passi del Salmo 67, piomba a casa Martina, questa volta pure accompagnata da un’amica svizzera, Janne che, guardandoci con commiserazione, esordisce dicendo che è inutile affannarci in chiacchiere inutili, tanto le opere, come le elemosine, il suffragio dei defunti o qualunque altra opera di misericordia corporale e spirituale sono inefficaci: è solamente la fede che ci salva!
       Rocco è sorpreso più di tutti, non si aspettava questa visita, e non sa che dire e allora comincio a parlare io, tanto per rompere il ghiaccio.
 
       – Cari ragazzi, vi ricordo che nella nostra Bibbia,
 

quella approvata dai dottori della Chiesa e dai Padri conciliari, di Trento in particolare, c’è nel Nuovo Testamento una lettera di un certo Apostolo San Giacomo, non so se ne abbiate mai sentito parlare, che dice esattamente il contrario: “Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo?” (Gc 2,14).
       Poi prosegue illustrando l’importanza della “fides cum operibus”. Le opere di per sé, è vero non salvano, tuttavia manifestano la fede, e soprattutto la carità, cioè l’amore. Uno può avere una fede di bronzo, ma se manca di amore, la sua fede è vana, come dice espressamente anche san Paolo.
       In quanto alla fede, se ci pensate bene, nessuno ha una fede più forte di “farfariello” (un nomignolo che mia nonna Margherita affibbiava con disprezzo agli angeli decaduti): egli sa perfettamente che Dio esiste, che Gesù è il Cristo, Dio incarnato, che la Madonna gli schiaccia la testa, ma tutto questo non gli giova a nulla. Così come a coloro che utilizzano per i loro riti abominevoli l’Ostia consacrata: credono in piena coscienza che si tratta del Corpo di Cristo immolato, ma questa fede non giova affatto a loro, anzi è motivo di perdizione eterna.

 
       A questo punto però passo decisamente all’attacco e continuo:
 
       – E poi, non vi lasciate ingannare così facilmente,
 
basterebbe solo considerare che l’iniziatore della cosiddetta “riforma” era uno che aveva abiurato a tutti i doveri da lui liberamente scelti (come il celebrare Messa e recitare il Breviario), ispirato, a suo dire, dallo Spirito Santo !?!… uno che, omicida prima e suicida dopo, infangava il voto di castità sposando (beh, si fa per dire!) una monaca altrettanto apostata, lasciando quindi l’esempio della banalizzazione dei voti liberamente assunti, primo passo verso la disgregazione del sacerdozio e della famiglia, esempio di incapacità nel portare a termine un impegno assunto. Così il divorzio, l’apostasia, il mancato rispetto per la vita… sono tutte ideologie nate in ambito luterano ed ormai tracimate financo nel modernismo teologico, sotto l’impulso delle conventicole pseudofilantropiche e delle spinte dei «nemici di tutti gli uomini», anche nei Paesi una volta cattolici.
 
       Così si è svilito il valore della libertà, oramai incapace di un impegno assoluto.        Liberismo ed anarchia, forme politico-sociologiche attuali, anche se nel passato propugnate da ideologie antiche (che cambiano pelo, ma non la sostanza), sono figlie della stessa madre, la riforma anticattolica, ed hanno come fratellastro il comunismo ateo e come comuni discendenti l’indifferentismo agnostico e il nichilismo assoluto.  
       A questo punto interviene Rocco che, vista l’aria plumbea che si comincia a respirare, svia il discorso chiedendo a Martina di presentare la sua amica svizzera, tale Jeanne, che senz’altro si proclama calvinista!
 
      Direttore, ma tutte a me devono capitare? Solo a sentire il nome dell’eretico ginevrino, mi si sono drizzati i pochi capelli rimastimi e con fare indifferente (per non far capire i miei veri sentimenti, mentre la pressione schizzava certamente ai livelli massimi…) ho cercato di illustrare, facendo appello alle mie residue facoltà mnemoniche, di illustrare ai miei nipoti che la “riforma” andò in ulteriore “maturazione” o “marcizione” con l’apporto di Calvino e della sua dottrina della “doppia predestinazione”, secondo la quale per salvarsi non c’è bisogno neppure della fede, perché (secondo Calvino) uno è predestinato dalla nascita, qualunque sia il suo comportamento e qualunque azione egli compia.
      Questa fu una prima conseguenza della negazione del libero arbitrio: ora se l’uomo non è libero, è facile pensare che una potenza superiore ne determini il destino, in questo modo un concetto pagano, quello di “fato”, penetra nel Cristianesimo. Da qui il via a tutte le idiozie degli oroscopi forniti in ogni salsa, oggi anche informatica, come tiene a precisare Guendalina, senza contare poi le allucinazioni millenaristiche, gli amuleti e i talismani che “dirigono” i destini.
      Queste brillanti idee partorite dalla comune madre protestante, che a ben vedere è anch’essa un tentacolo della “piovra” rosa-crociana prima e massonica poi (il cui cervello occulto è sempre quello di chi “odia Cristo, la sua Chiesa e tutti gli uomini”), non hanno risparmiato morti e stragi per imporre “democraticamente” quegli aneliti di libertà, così come oggi si impone la democrazia con le armi e le tecniche moderne di distruzione di massa ad inermi popoli, rei di abitare terre dal sottosuolo ricco o dai campi abbondanti di “erba” da spacciare.
      Ma il progresso democratico bisogna pur pagarlo, perché inevitabilmente ha dei costi, in particolare per i poveri stupidi che, ammansiti dalle necessità delle “crisi finanziarie”, credono alle baggianate di una stampa ben “orientata”.
 
       Ma Jeanne, che comprende molto bene l’italiano, non desiste ed attacca un altro punto di controversia caro alle sette protestanti più radicali: “il culto delle immagini”.
       Per chiarire subito la mia posizione, comincio con il chiedere retoricamente a Rocco, il più imbarazzato in tanto contesto, sballottato da una tempesta di umori e affetti contrastanti:
 

       – Ma, secondo te, chi è che odia a morte la figura umana se non il nemico dell’umanità? il “farfariello”, colui che odia a morte l’Incarnazione, l’anima umana, il corpo umano, la sua forma, il colore, tutto?
 
       “Farfariello” chiaramente si è introdotto anche nell’arte figurativa (o presunta tale…, io la direi sfigurativa!) contemporanea, nella quale operano notoriamente seguaci di sette eretiche e sataniche che, sostenuti da magnati corrotti ed altrettanto impegnati in peripezie iniziatico-esoteriche, hanno avviato il culto dell’orrendo, il disfacimento della figura umana, banalità ed arroganze pseudo culturali, il tutto condito da messaggi subliminali oramai sotto gli occhi di tutti ed imposte (con grotteschi rituali in combutta con critici opportunamente foraggiati) ad un pubblico che fa finta di apprezzare opere ripugnanti solo per non apparire culturalmente arretrato o “scorretto”, come nella famosa favola del “re nudo”.
       Questa “schifosa” e abominevole spazzatura artistica è purtroppo finita anche nelle rappresentazioni che adornano le chiese moderniste, oramai simili a mega discoteche, a palazzetti o palazzoni dello sport, a capannoni industriali, a moschee e … ancor peggio, a templi massonici.
       Da questi concetti “farfarielleggianti” si è così pure sviluppato lo gnosticismo nichilista, rivitalizzazione della ripugnante mummia dell’eresia catara, eresia basata sul dualismo manicheo in cui si considera lo spirito come principio positivo e la materia come principio negativo, e perciò da combattere; ora, poiché l’immagine è un veicolo di amore, questo veicolo d’amore tra l’uomo e Dio va distrutto, come predicato sia dalle eresie iconoclastiche bizantine che dal puritanesimo calvinista.
 
 
       – E allora, caro Rocco, ti chiedo: se tu porti la
 

foto di tua figlia, di tua moglie, della tua fidanzata [e guardo Rocco] in tasca, questo è un modo di riaccendere un sentimento di amore, non ti pare?
       E voi, Martina e Jeanne, credete che io non sappia distinguere la foto di mia moglie dalla mia vera Genoveffa?
       E non è lo stesso anche tra l’Essere ineffabile e divino e la Sua icona?

 
L’arte, la bellezza delle immagini, è stata ed è tuttora un canale prezioso ed insostituibile di evangelizzazione: distruggerla è azione diabolica: è Dio stesso che ha voluto scendere tra noi ed assumere la forma umana.
       Una falsa e malata idea di spiritualità estrema, di “deismo ex nihilo”, vorrebbe invece cancellare il volto umano di Dio, ed ecco perché l’unica vera Chiesa ha ragioni profonde per difendere le immagini.
       All’inizio, è vero c’era gente ancora primitiva che avrebbe potuto adorarle, ma quando la civiltà e l’intelletto migliorarono, apparvero le prime immagini angeliche, ovviamente sotto forma umana, nel Tempio di Salomone.
       Certo poi c’è stata per le immagini la degenerazione pagana greca e quella erotico-pornografica romana, ma c’è una differenza già all’epoca tra le rappresentazioni delle catacombe e quelle delle lascive case di tolleranza pompeiane.
 
      Mia nipote Guendalina, evidentemente dotata di qualità sensoriali particolari, si accorge che la mia pressione ha abbondantemente superato i livelli di guardia, per cui interviene usando modi un po’ forzosi, cercando di licenziare rapidamente le ospiti, che però prima di andarsene lanciano una sfida:
 
       – Non è finita qui, torneremo con chi è più preparato e così, caro nonnino “saputello”, la metteremo in ko!
 
      Caro direttore, ma è possibile che ci si mettano pure gli stranieri a confondere la mia povera mente già duramente provata dalle “strane vicende”?
      A lei ed ai suoi lettori l’ardua sentenza!
      Intanto, per calmarmi inizio la recita dei tre consecutivi Salmi “Confitemini Domino”, il 104, il 105 e il 106, quelli del notturno del sabato, che mi sono più utili delle benzodiazepine!
      La saluto cordialmente promettendole (e non inorridisca, per favore!) di rifarmi vivo presto.
 
      Alla prossima!
                                                         Nonno Agostino
 

Sulle orme di Guareschi...

Lo strano caso di nonno Agostino
di Nonno Agostino

Puntata 16

      

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       Caro direttore, sono ancora qui a scriverle, visto che lei ha la bontà di ascoltarmi e non cestina le mie missive che riconosco essere un po’ fuori dal “coro” e del cosiddetto “politicamente corretto”, anche se in verità la mia è solo una richiesta di aiuto.
       Sono qui a raccontare nuovamente del colloquio che intrattengo con i miei cari nipoti Rocco e Guendalina, e spesso pure con i loro amici (lei mi dirà che sono un fortunato in questi tempi in cui da padrone la fanno i video-games). Infatti gli ultimi avvenimenti, a cui ho fatto riferimento negli ultimi mesi, come lei certamente ricorderà, hanno suscitato un ulteriore “scontro-dialogo” specie da quando nella vita di mio nipote Rocco è entrata la sua nuova fiamma, Martina, dichiaratamente protestante, anche se onestamente non saprei riferirle con certezza a quale delle 16.000 sette ella aderisca.
 
       Quello che mi ha sorpreso e continua ogni giorno ad allibirmi ed a darmi un dolore profondo, è che mia nipote Guendalina asserisce che tante idee per me assolutamente strane (è un eufemismo evidentemente!) ed in feroce contrasto con la fede cattolica di sempre, hanno invaso l’immaginario dottrinale di preti farneticanti e di fedeli che continuano a proclamarsi cattolici, senza nemmeno lontanamente sapere o anche solo immaginare più cosa ciò comporti in materia di fede, morale, teologia, devozioni, partecipazione ai Sacri Riti e via discorrendo!
 
       Se veramente fosse così, caro direttore, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli per la desolazione dottrinale, morale e sociale, e per gli abomini liturgici perpetrati a danno delle anime di tanti poveracci che si credono fedeli cattolici, anche ferventi, ma che in realtà, invece di dare culto a Dio e a Cristo, Lo disprezzano e Lo ridicolizzano sempre di più, mettendo al centro del mondo i bisogni meramente materiali dell’uomo ed osannando (Dio non voglia!) al “dio dell’universo massonico”, al baphomet, incorrendo inconsapevolmente nell’ira di un Dio offeso e deriso continuamente.
       Ma io credo che certamente, oltre al mattacchione di Rocco, questa volta anche Guendalina abbia compreso male o non correttamente ciò che ascolta o legge, per quanto sia una ragazza assennata, prudente e con buone conoscenze di base…, ma si sa, tutti possiamo sbagliare, in particolare i giovani per la loro inesperienza…: bisogna comprenderli e correggerli con amore, non tutti hanno la fortuna di avere uno zio Tommaso!
 
       Ed ecco perché ricordo sempre ai miei nipoti di recitare, anche solo mentalmente, il “Breve di Sant’Antonio”, e di portarne addosso una copia scritta!        Come lei certamente saprà, secondo la tradizione popolare, questa preghiera, nota anche come “Benedizione di sant'Antonio”, sarebbe stata consegnata dal Santo ad una donna per vincere le tentazioni del diavolo. Il Papa francescano Sisto V, nel sec. XVI, la fece addirittura incidere alla base dell’obelisco da lui fatto erigere a Roma, al centro di Piazza san Pietro.
 
       La ricordo a lei ed ai suoi lettori, anche perché permette di lucrare 100 giorni di indulgenza per le anime del Purgatorio ogni volta, secondo quanto decretato da Papa Leone XIII il 21 maggio del 1892! Eccola:
       “Ecce Crucem Domini! Fugite partes adversae! Vicit Leo de tribu Juda, Radix David! Alleluia!”(Ecco la Croce del Signore! Fuggite forze nemiche! Ha vinto il Leone di Giuda, la radice di Davide! Alleluia!).
       Fin da piccoli raccontavo ai miei nipoti, allora anime innocenti, non ancora contaminati dai veleni modernisti e progressisti, l’aneddoto che si ritiene all’origine della preghiera ed essi mi guardavano sgranando gli occhi pieni di meraviglia. La racconto pure a lei, chissà che qualche altro bimbo innocente non sgrani anche lui gli occhi meravigliati…
       Durante il Regno di re Denis del Portogallo, una donna era molto tentata dal diavolo di gettarsi nel fiume Tago.
       Un giorno ella era sul punto di cedere alla tentazione, quando sulla sua strada capitò in una Chiesa francescana. Vi entrò e invocò l’aiuto di Sant’Antonio di Padova e poi, spossata dalla fatica e desolata, si addormentò.
       Fu così che Sant’Antonio le apparve in sogno per dissuaderla dal suo proposito e nello stesso tempo le diede un pezzo di pergamena, che lei avrebbe dovuto portare sempre con sé!
       Al risveglio la donna ritrova effettivamente il prezioso dono appeso al suo collo con sopra scritte le parole conosciute appunto come Benedizione di Sant’ Antonio.
 
       Ella avverte subito l'efficacia di questa benedizione… la tentazione infatti sparisce completamente.
       Anche il re, all'udir parlare di questo avvenimento e del meraviglioso documento, vuole vederlo ed ordina perciò che gli venga portato.
       I suoi ordini vengono naturalmente eseguiti, ma non appena la donna viene espropriata del suo “tesoro”, eccola nuovamente assalita dal suo nemico.
       Le viene allora ridata una copia, e di nuovo la tentazione cessa senza mai più ripresentarsi.
       La benedizione è stata utilizzata in seguito in tutto il mondo con risultati meravigliosi.
 
       Ma torniamo a noi! Le devo dire, con piacere, caro direttore, che ultimamente Rocco, sente finalmente l’esigenza di istruirsi nella religione cattolica, istruzione che dovrebbe essere un obbligo per ogni buon cattolico, come ricordano, ad esempio, Clemente XII nell’enciclica “In Dominico Agro” del 14 Giugno 1761 e il Catechismo di San Pio X all’art. 1 –vedi Terza Ediz. Salpan, pag. 3–. A proposito, lei certamente saprà che lo studio del Catechismo di San Pio X, effettuato per almeno mezz’ora due volte al mese, comporta l’acquisto delle sante indulgenze!
       Con Rocco sono pertanto ritornato sull’importanza della «Bibbia greca», argomento fugacemente trattato con Martina e segnalato in una mia precedente missiva. Io non sono certamente un competente, però, nonostante la mia memoria malandata, che stranamente risorge in queste circostanze (stranezze mentali, diceva il neuropsichiatra che un tempo frequentavo!), mi sovviene l’insegnamento di zio Tommaso che nelle sue frequenti riunioni familiari, dopo aver gustato un po’ dei deliziosi biscottini dia nonna Margherita (anch’egli faceva qualche peccatuccio di gola ogni tanto…, ma i biscotti della nonna meritavano…), ci delucidava l’argomento cosi:
 
       – Un documento scritto dall’ebreo alessandrino
 

Aristeo al fratello Filocrate riferisce che il capo della Biblioteca di Alessandria, Demetrio, persuase il re ellenistico d’Egitto, Tolomeo II il Filadelfo, a promuovere la traduzione dei libri dell’Antico Testamento in greco. Da questo nacque la versione detta “dei Settanta”, poiché tale era il numero degli anziani di Israele convocati dal re ad Alessandria per compiere la traduzione, la quale venne poi pubblicamente letta alla popolazione giudaica perché la approvasse.

 
       Il testo sacro aveva (ed ha!) una funzione assai importante: quella di contenere la Verità rivelata da Dio con potenza salvifica, è cioè la parola di Dio che crea, redime e salva.
       Gli Ebrei, con voce unanime, acclamarono con entusiasmo la nuova versione. Fra le generali acclamazioni venne pronunciato un solenne “anatema eterno” contro chiunque osasse minimamente alterarla e, a maggior ragione, contro chi cercasse di far ritorno alla precedente versione, proprio ciò che il Sinedrio talmudista apostata e materialista fece dopo aver respinto il Salvatore.
       Un’altra fonte giudaica, il Frammento di Aristobulo, del secondo secolo avanti Cristo, conferma che tale origine della versione greca dell’Antico Testamento era comunemente nota. Questo nasceva dal bisogno, nell’attesa ritenuta prossima del Messia, di rendere accessibile a tutti le Sacre Scritture che ne profetizzavano l’avvento: la salvezza veniva dagli Ebrei, ma tutti gli uomini vi erano chiamati.
       Le due versioni bibliche, quella ebraica e quella greca, sono divinamente ispirate, la differenza è che quella greca è più prossima al tempo del Messia ed è assai più esplicita riguardo ai maggiori articoli di fede. S. Agostino nel “De Doctrina Cristiana” sostiene la maggiore autorità della versione greca dei Settanta e giudica che, in ogni caso di divergenza fra il testo ebraico e quello greco dei Settanta, si debba preferire quello greco.
 
       Delle presunte inesattezze della versione greca non resta evidentemente nulla, ogni inesattezza o divergenza non è che una precisazione ed un approfondimento della Rivelazione, frutto di ispirazione divina nell’imminenza del compiersi della promessa.
       Tale è l’opinione dei Padri della Chiesa, il mito delle “inesattezze”di traduzione nasce da quella volontà, ancora attuale, del Sinedrio ebraico che aveva respinto e fatto crocifiggere il Redentore, di far dimenticare il testo assai più esplicito dei Settanta, per tornare al vago dell’attesa messianica di molti secoli prima.
       In pratica, la Chiesa potrebbe tranquillamente abbandonare il testo ebraico, oltretutto il punteggiato testo masoretico risale addirittura a parecchi secoli dopo Cristo, quando gli ebrei in diaspora, in particolare i discendenti dei Kazari convertiti (gli attuali askenaziti, aspiranti governanti e dominatori del “nuovo ordine” mondiale –questa era una specie di mantra dello zio Pierre… naturalmente! –), non conoscevano più la pronunzia esatta del testo e avevano quindi bisogno dei segni vocalici… col risultato che il testo sembra quasi una scrittura sulla quale siano caduti fiocchi di neve.
       Così il Concilio di Trento approvò come divinamente rivelata la Bibbia dei Settanta, quella appunto rifiutata e “sforbiciata” da Lutero, che fece delle traduzioni personali inserendo tutto quello che gli aggradava e che sosteneva le sue peregrine argomentazioni.
 
       Ancora oggi si fanno traduzioni e versioni “ecumeniche”, con testi formalmente eretici partoriti dalle stramberie ideologiche di certe pseudo “Eminenze” ed autoreferenziati intellettualoidi!
       – Diffida sempre, Rocco, diffida, perché non ci vuole molto a contraffare la Sacra Rivelazione e ad interpretarla secondo il genio protestante e modernista (vedi ad esempio quanto dicono in proposito le encicliche “Inter praecipuas” di Gregorio XVI dell’8 maggio 1844 sulla condanna delle "Società Bibliche” oppure la “Providentissimus Deus” di Leone XIII del 18 nov. 1893 o ancora la Divino Afflante Spiritu di Pio XII del 30 settembre 1943). Contraffazioni e deprecazioni più volte sottolineate da tutti i recenti “buoni” Pontefici (leggi Pio IX, Leone XIII, S. Pio X, Benedetto XV, Pio XI e Pio XII), soprattutto quando i fedeli vengono colpevolmente tenuti nell’ignoranza per poterli meglio ingannare”!
 
       Poi, dopo una breve pausa per sorseggiare un po’ d’acqua, tra una compressa e l’altra che la mia Genoveffa si premura di farmi trangugiare, riprendo:
       – Un altro aspetto che ti potrebbe interessare, caro Rocco, visto che ti atteggi a filosofare specie nelle discussioni politiche con i tuoi compagni, è come il protestantesimo abbia giustificato il naturalismo con le sue conseguenze più drammatiche.
       – Ma nonno, risponde subito Rocco evidentemente già opportunamente “imbeccato”, mi sembra strano e paradossale tacciare il protestantesimo di naturalismo. Non c’è nulla in Lutero di questa esaltazione della bontà intrinseca della natura, giacché, secondo lui, la natura è irrimediabilmente decaduta e la concupiscenza invincibile.
 
       – È vero, replico io, tuttavia lo sguardo
 
eccessivamente nichilista che il protestante appunta su se stesso approda ad un naturalismo pratico: a forza di sminuire la natura e di esaltare la forza della sola fede, si relegano la grazia divina e l’ordine sovrannaturale nella sfera delle astrazioni.
 
        Per i protestanti la grazia non opera un autentico rinnovamento interiore: il Battesimo non è la restituzione di uno stato sovrannaturale abituale, è soltanto un atto di fede in Gesù Cristo che giustifica e salva.
        La natura non viene restaurata dalla grazia, rimane intrinsecamente corrotta e la fede ottiene da Dio soltanto che Egli getti sui nostri peccati il pudico mantello di Noè.
        Quindi, la forma sovrannaturale che il Battesimo aveva aggiunto alla natura radicandosi su di essa e tutte le virtù infuse ed i doni dello Spirito Santo sono ridotti a niente, ricondotti come sono a quest’unico atto disperato di fede-fiducia in un Redentore che fa grazia solo per ritrarsi lungi dalla sua creatura, mantenendo sempre un tale colossale abisso tra l’uomo definitivamente miserabile e il Dio trascendente tre volte Santo (Kadosh, Kadosh, Kadosh, ripeteva lo zio Tommaso citando Isaia… Sanctus, Sanctus, Sanctus, Dominus Deus Sabbaoth…, mi sembra risentirne la voce!)
        Questo pseudosupernaturalismo, come lo chiama padre Garrigou-Lagrange, attento filosofo e sagace teologo tomista, abbandona infine l’uomo, pur redento, alla sola forza della sue potenzialità naturali e sprofonda fatalmente nel naturalismo; dopotutto gli opposti coincidono!
        Jacques Maritain esprime bene l’esito naturalista del luteranesimo: «La natura umana non potrà che rifiutare come un vano orpello teologico il manto di una grazia che nulla è per lei e ricondurre su di sé la sua fede-fiducia, per divenire quella graziosa bestia affrancata, il cui infallibile e continuo progresso incanta oggi l’universo».
 

       E questo naturalismo si applicherà in modo particolare all’ordine civile e sociale: ridotta la grazia ad un sentimento di fede fiduciaria, la Redenzione non consiste più che in una religiosità individuale e privata, senza presa sulla vita pubblica: l’ordine pubblico, economico e politico, è dunque condannato a vivere e a svilupparsi al di fuori di Nostro Signore Gesù Cristo.
       
Al limite, il protestante cercherà nella sua riuscita economica il criterio della sua giustificazione agli occhi di Dio; è in tal senso che scriverà volentieri sulla porta della sua casa questa frase del Vecchio Testamento: «Rendi onore a Dio dei tuoi beni, dagli primizie di tutti i tuoi raccolti e allora i tuoi granai saranno abbondantemente colmi e i tuoi tini traboccheranno di vino» (Pro 3,9 e segg.).

 
       Jacques Maritain è un filosofo bergsoniano che si finge a tratto tomista, ma contraddicendo spesso,da scaltro marrano-modernista, la dogmatica magisteriale ed il retto pensiero scolastico medioevale, senza mai negarlo espressamente. Egli affonda la sua metafisica nella melma gnostica, fonte di elucubrazioni moderniste e progressiste da parte di prelati intellettuali acattolici e marrani finto-cattolici, che hanno cercato di minare tutto l’assetto della Chiesa cattolica.Egli stesso è un finto-cattolico convertito, marrano figlio di una ebrea-russa di origine kazara (la tredicesima tribù d’Israele, ci raccontava sempre il solito zio Pierre), che ben conosceva il protestantesimo per essere nato appunto in una famiglia mezzo-protestante. Egli scrive (in “I tre riformatori”) sul materialismo del protestantesimo che darà vita al liberalismo economico e al capitalismo: «Dietro gli appelli di Lutero all’Agnello che salva, dietro i suoi slanci di fiducia e la sua fede nel perdono dei peccati, c’è una creatura umana che alza la testa e fa molto bene i suoi affari nel fango in cui è piombata per la colpa di Adamo! Si districherà nel mondo, seguirà la volontà di potenza, l’istinto imperialista, la legge di questo mondo che è il suo mondo. Dio non sarà che un alleato, un potente».
       Il risultato del protestantesimo sarà che gli uomini si attaccheranno di più ai beni di questo mondo e dimenticheranno i beni eterni. E se un certo puritanesimo eserciterà una sorveglianza esteriore sulla moralità pubblica, esso non impregnerà i cuori dello spirito autenticamente cristiano che è uno spirito sovrannaturale, che si chiama “primato dello spirituale”.
       Il protestantesimo sarà necessariamente condotto a proclamare l’emancipazione del temporale nei confronti dello spirituale.
       Ebbene, è proprio questa emancipazione che si ritroverà nel liberalismo, la cui perversa radice è proprio anticattolica.
 
       – E qui c’è pure la radice del capitalismo occidentale e del neoconservatorismo americano con le sue funeste conseguenze attuali, interviene pronta Guendalina!
 
       Su questo argomento però, ho bisogno di fare un po’ di ulteriore chiarezza e di acquisire altre informazioni dalla mia cara nipotina! (Ne riparleremo). Per il momento un ricordo… l’eco dello zio Tommaso quando, citando alcuni versetti dei Salmi 2 e 3, voleva farci stare tranquilli, ricordandoci che la potenza di Dio è superiore a tutte le empietà umane, di esse si ride e, risorgendo, ai peccatori spezza i denti:
       1) «Quare fremuerunt gentes et populi meditati sunt inania? Astiterunt reges terrae et principes convenerunt in unum adversus Dominum, et adversus Christum ejus. Dirumpamus vincula eorum et projiciamus a nobis jugum ipsorum. Qui habitat in caelis irridebit eos, et Dominus subsannabit eos – Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i popoli? Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Messia: "Spezziamo le loro catene, gettiamo via i loro legami". Se ne ride chi abita i cieli, il Signore li schernisce dall'alto» (Sal 2,1-4).
       2) «Exsurge, Domine; salvum me fac, Deus meus. Quoniam tu percussisti omnes adversantes mihi sine causa; dentes peccatorum contrivisti. Domini est salus; et super populum tuum benedictio tua – Sorgi, Signore, salvami, Dio mio. Hai colpito sulla guancia i miei nemici, hai spezzato i denti ai peccatori. Del Signore è la salvezza: sul tuo popolo la tua benedizione» (Sal 3,7-9).
       Direttore, le chiedo scusa, la discussione adesso si è fatta complicata per me, oggi ho avuto una dura giornata e la devo lasciare, ma non tema… non la mollo. Alla prossima!
 
Nonno Agostino
 
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